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Sogni inviati per la matrice: La classe

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Tratto da un libro semi autobiografico di un insegnante, il film racconta, con uno stile in presa diretta, un anno scolastico in un liceo parigino (o per essere precisi un college unique, una sorta di ginnasio unificato), ponendo l’attenzione su una molteplicità di problematiche al centro del dibattito ne stimola la riflessione: da una parte i giovani, la scuola, il processo formativo, la società multietnica, il disagio sociale, dall’altra il lavoro, gli insegnanti, il processo educativo. Due facce di una medaglia magistralmente fotografate dal regista e straordinariamente interpretate da attori non professionisti.
“Desideravo mostrare la scuola in tutta la sua complessità contemporanea: i ragazzi non imparano nulla e i professori non sono sempre certi che ciò che fanno sia giusto”. (Laurent Cantet)

Tra i compiti impossibili già Freud annoverava oltre a dirigere e a guarire quello di educare. Su uno scenario di crisi globale della società a partire dalla famiglia e dalla cultura della scuola e della professione di insegnante, è quanto mai necessario recuperare uno spazio di dialogo e confronto dove sia possibile riprendere a interrogarsi senza la necessità di fornire immediate risposte. Vengono qui riportati alcuni sogni accolti nelle matrici a scuola con genitori, studenti e insegnanti. Anche chi non ha partecipato all'evento al liceo Racchetti di Crema può, dopo aver visto il film, lasciare il suo sogno.



- Ero in una classe con alcuni bambini abbastanza piccoli, che avevano i baffi. Avevo un paio di forbici un po' spuntate e cercavo con fatica di tagliarglieli ma ricrescevano subito. Al momento sembrava quasi divertente ma ai bambini davano fastidio; volevo aiutarli ma non potevo fare niente per loro. C'era molto rumore e confusione nell'aula.
 
- Mi trovavo nel mezzo di in un cortile circondato da sbarre di ferro, lo spazio si restringeva sempre di più e la gente si accalcava. Quando le sbarre mi sono arrivate vicino, ho scoperto che erano di poliuretano espanso e si potevano spostare. Ho visto me stessa allargare le sbarre e uscire ma, quando già pensavo di essere uscita, mi sono ritrovata inaspettatamente di nuovo al centro del cortile molto simile a quello della scuola del film.
 
- Ricordo solo un' immagine: un'aula grande, vuota, con pochi banchi e sedie al centro. Era molto luminosa, pulita, ordinata. Contrastava molto con quella dell'ultima scena del film, dove veniva ripresa l'aula disordinata e un po' sporca.
 
- I bambini della scuola di disegno non volevano più disegnare e continuavano a ripetere quello che dicevo a mo' di scherno e non riuscivo a mantenere il controllo. Ero disperata. Volevo scacciare questo sogno ma non finiva mai, si è ripetuto più volte.
 
- ho solo una sensazione o meglio un'immagine: lungo un fiume, un viale con tanta gente, figure maschili con la barba lunga e la tunica, forse islamici. C'era una bella luce, una sensazione piacevole, molte persone che stavano bene insieme.
 
- Ero a scuola, facevo fatica a dire quello che volevo dire. Il preside e le collaboratrici scolastiche mi riprendevano: non sei capace di fare nulla, dicevano ed io piangevo. Entravo finalmente in classe dove facevo un bel lavoro ma nessuno diceva nulla, nessuno si scusava del comportamento che aveva avuto con me. Mi sono poi ritrovata da sola in mezzo al corridoio.
 
- Mi trovavo nella mia vecchia aula del liceo dove appendevo le foto dei miei ex compagni ormai invecchiati. Ero confusa perché di alcuni non ricordavo né il nome né il cognome. Cercavo nervosamente di pescare nei ricordi ma non riaffioravano. Man mano che appendevo le foto a volte ridevo cercando di immaginare come era diventata la tal persona, secondo le caratteristiche di allora.
 
- Un sogno ricorrente: sono in un'aula molto grande con el sedie poste a semicerchio attorno a un palco. Devo allontanarmi per raggiungere con i miei compagni una specie di padiglione. Io dico a loro di seguirmi ma dopo un po' non li riconosco più; non capisco se sono loro che si sono trasformati o se si tratta semplicemente di altre persone.
 
- Ricordo l'espressione della ragazza del film mentre diceva al professore che non capiva niente di niente lasciandolo disarmato. Mi è tornata in mente più volte la scena.
 
- Ero nella mia classe una mattina e non c'era il professore. I banchi erano separati e noi eravamo divisi in gruppetti di 3-4 persone. Parlavo con due compagne e a una dicevo che non era degna di stare con noi. L'altra, mia amica, concordava. La prima non pareva dispiaciuta e si dirigeva verso un altro gruppetto.
 
 
 

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